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Autore: VStrategy

Diasen al Compasso d’Oro: CorkPhilia e STYLOS

[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” row_position_desktop=”default” row_position_tablet=”inherit” row_position_phone=”inherit” overflow=”visible” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” flex_gap_desktop=”10px” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” desktop_text_alignment=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]

Corkphilia e il ritorno alla materia: Diasen al Compasso d’Oro con un’architettura sensibile

Nel panorama contemporaneo, sempre più orientato verso una progettazione consapevole e responsabile, la materia torna al centro del progetto come dispositivo culturale oltre che tecnico. Non più semplice rivestimento, ma superficie attiva, capace di incidere sulla percezione, sul comfort e sul rapporto tra spazio e individuo.

È in questo contesto che si inserisce la partecipazione di Diasen alla XXIX edizione del Compasso d’Oro, la più prestigiosa onorificenza del design industriale italiano, con CorkPhilia, un sistema che porta il sughero a vista al centro della ricerca progettuale, affiancato dalla pittura a base di sughero e argilla Decork Acoustix. Una proposta che si muove lungo il confine tra tecnologia e dimensione sensoriale, interrogando il ruolo delle superfici nell’architettura contemporanea.

A partire dal 15 aprile, in occasione della mostra presso l’ADI Design Museum di Milano, Diasen presenterà STYLOS. La colonna della CorkPhilia, un’installazione che traduce in forma spaziale i principi del sistema.

Una colonna come narrazione materica

Ispirata alla Colonna Traiana, STYLOS ne riprende la tensione verticale e il carattere narrativo, trasformando il fregio storico in una sequenza materica contemporanea. La struttura si sviluppa come un racconto ascensionale, in cui il sughero non è solo materiale, ma linguaggio.

L’opera è composta da quindici dischi in legno, ciascuno trattato con Decork Mediterraneo, pittura a base di sughero e argilla. Tre cromie si alternano in una progressione ritmica, mentre cinque effetti superficiali restituiscono una varietà tattile e visiva che supera la dimensione decorativa per entrare in quella percettiva.

Ogni elemento si configura come un frammento autonomo e, al tempo stesso, come parte di una sequenza più ampia: un sistema che trova senso nella relazione tra le sue componenti, più che nel singolo episodio.

Superficie, benessere, relazione

Alla base della ricerca vi è una riflessione più ampia sul ruolo della superficie nell’abitare contemporaneo. Il sughero, lasciato a vista, diventa un’interfaccia tra corpo e spazio, capace di attivare una dimensione sensoriale spesso trascurata dall’architettura tecnica.

Non si tratta soltanto di prestazioni — pur presenti, in termini di comfort acustico e traspirabilità — ma di una qualità più sottile, legata alla percezione di salubrità e alla relazione emotiva con la materia. In questo senso, CorkPhilia si configura come un approccio progettuale prima ancora che come un prodotto.

Verso una nuova grammatica del naturale

La presenza di Diasen al Compasso d’Oro non si esaurisce nella dimensione espositiva, ma apre una riflessione più ampia sul ruolo dei materiali naturali nella costruzione di un’estetica contemporanea.

In STYLOS, questa tensione si traduce in una forma archetipica e al tempo stesso attuale: una colonna che non celebra conquiste, ma una nuova alleanza tra progetto, materia e natura. Un’architettura che non si limita a contenere, ma che partecipa attivamente alla costruzione del benessere.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Joost Bakker: l’architettura impara dagli alberi

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Il designer australiano pioniere del movimento zero-waste racconta la sua visione del costruire sostenibile dopo aver visitato le sugherete della Gallura sarda

C’è chi progetta edifici e chi progetta ecosistemi. Joost Bakker appartiene alla seconda categoria. Designer olandese naturalizzato australiano, da oltre 25 anni sfida le convenzioni dell’architettura con un’ossessione virtuosa: eliminare il concetto stesso di scarto. Nel 2012 ha fondato Silo, il primo ristorante zero-waste d’Australia. Nel 2021 ha costruito Future Food System, una casa autosufficiente nel cuore di Melbourne capace di produrre cibo, energia e gestire i propri rifiuti in ciclo chiuso.

Bakker costruisce con paglia compressa e trasforma gli scarti organici in biogas, ma quando si trattava di proteggere i suoi edifici dagli agenti atmosferici ha trovato nel sughero la risposta che cercava.

Oltre il greenwashing: un materiale che supera le aspettative

Chi lavora nella sostenibilità sviluppa un certo scetticismo, e Bakker non fa eccezione: ogni volta che si avvicina a un nuovo materiale scava in profondità per verificare che le promesse corrispondano alla realtà.

Con il sughero è accaduto il contrario. Visitando le sugherete e osservando l’intero ciclo produttivo, dalla decortica delle querce alla trasformazione degli scarti in materiali per la costruzione, ha trovato una filiera che supera le aspettative.

A colpirlo è stata soprattutto la dimensione temporale: alberi centenari che portano i segni di trenta raccolte successive, con incisioni lasciate da generazioni di raccoglitori – alcune delle quali vecchie di oltre un secolo. L‘economia circolare, prima che diventasse un concetto di moda, era già pratica quotidiana nelle sugherete mediterranee.

Materiali che respirano: la lezione della corteccia

Il problema dell’edilizia contemporanea, secondo Bakker, è l’ossessione per la sigillatura. Negli ultimi cinquant’anni abbiamo rivestito gli edifici con superfici rigide che non assorbono né umidità né suoni, e il risultato sono ambienti che sembrano caverne: aria viziata, acustica sgradevole, climatizzazione meccanica costante.

La sua visione è diversa. Tutti i materiali che utilizza nei propri progetti sono naturali, porosi, traspiranti, mai sigillati, e il sughero rappresenta l’esempio perfetto: un rivestimento che replica ciò che fa la corteccia di un albero, proteggendo, isolando e resistendo al fuoco senza smettere di respirare.

“Le nostre case devono essere come alberi”, sintetizza Bakker. Non è una metafora, è un principio progettuale.

Tremila anni di saggezza costruttiva

In Sardegna Bakker ha visitato un edificio nuragico di tremila anni: nessun impianto di climatizzazione, eppure la temperatura era stabile e l’aria circolava naturalmente. Ambienti millenari che mettono le persone a proprio agio, più di qualsiasi costruzione moderna.

La domanda che ne deriva è semplice: perché abbiamo smesso di progettare così? Tremila anni fa si costruivano spazi caldi d’inverno e freschi d’estate senza consumare energia, mentre oggi necessitiamo di elettricità costante per ottenere risultati peggiori.

Per Bakker la vera innovazione non significa ignorare il passato, ma integrarlo. Esiste un patrimonio di conoscenze accumulate in generazioni che abbiamo accantonato, e la sfida è recuperare quella saggezza combinandola con le tecnologie attuali.

Costruire per rigenerare

L’ambizione di Bakker va oltre la riduzione dell’impatto: vuole progettare edifici che migliorino attivamente l’ambiente, strutture resilienti agli incendi, alle tempeste e al trascorrere del tempo.

C’è anche una questione di salute. Secondo l’ONU fino a centomila persone all’anno muoiono per l’inquinamento indoor, e l’aria che respiriamo impatta sul nostro organismo più rapidamente del cibo. Eppure ci ossessioniamo per l’alimentazione biologica ignorando completamente i materiali che ci circondano.

Bakker sogna una certificazione biologica per le case, con materiali privi di tossine, colle chimiche e ritardanti di fiamma. “Credo davvero che l’architettura possa salvarci”, afferma. Ogni edificio realizzato con materiali naturali è un pezzo di futuro che prende forma nel presente.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” row_position_desktop=”default” row_position_tablet=”inherit” row_position_phone=”inherit” overflow=”visible” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” flex_gap_desktop=”10px” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” desktop_text_alignment=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/4″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][image_with_animation image_url=”87202″ image_size=”full” max_width=”100%” max_width_mobile=”default” animation_type=”entrance” animation=”None” animation_movement_type=”transform_y” hover_animation=”none” alignment=”” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default”][/vc_column][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” flex_gap_desktop=”10px” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” desktop_text_alignment=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”3/4″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]Joost Bakker è un designer e attivista ambientale australiano. Fondatore di Silo, primo ristorante zero-waste d’Australia, e ideatore di Future Food System, è considerato un pioniere dell’architettura rigenerativa.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Diasen - Sfondo News CAM

I NUOVI CAM E LE SOLUZIONI DIASEN: UN CAMBIAMENTO CHE PARTE DAI MATERIALI

[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” row_position_desktop=”default” row_position_tablet=”inherit” row_position_phone=”inherit” overflow=”visible” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” flex_gap_desktop=”10px” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” desktop_text_alignment=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]Il Decreto Ministeriale del 24 novembre 2025 – che entrerà in vigore il 1° febbraio 2026 – è un provvedimento importante nel settore dell’edilizia e della sostenibilità normativa, che aggiorna i Criteri Ambientali Minimi (CAM) e pone un’attenzione stringente sui materiali sostenibili nell’ambito degli appalti pubblici per costruzioni e ristrutturazioni.

I nuovi CAM sono parte della strategia italiana per integrare criteri ambientali più rigorosi nella progettazione pubblica, nell’affidamento di lavori e nei contratti di manutenzione, promuovendo efficienza energetica, uso di materiali sostenibili e criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nei processi di appalto.

In sintesi, il DM 24 novembre 2025 rende più stringenti e moderni i requisiti ambientali richiesti nelle opere pubbliche, allineandoli alle sfide della sostenibilità e ai nuovi standard normativi europei e nazionali.

I materiali verranno considerati su tre versanti:

  • Basso impatto ambientale. Il decreto incentiva l’impiego di prodotti con caratteristiche di sostenibilità misurabili, favorendo quelli con contenuti riciclati o riutilizzati e con dichiarazioni ambientali di prodotto (EPD/LCA) che ne attestino l’effettivo impatto sul ciclo di vita dell’edificio.
  • Circolarità e tracciabilità. I nuovi CAM rafforzano la gestione dei materiali lungo tutta la filiera, richiedendo tracciabilità e documentazione tecnica che dimostri la conformità alle specifiche ambientali e favorisca l’adozione di scelte progettuali e di acquisto orientate a circolarità e sostenibilità.
  • Premialità. Oltre ai requisiti minimi obbligatori, il decreto introduce criteri premianti nei bandi di gara per materiali e tecnologie che vanno oltre il minimo richiesto, ad esempio con migliore performance ambientale, maggiore contenuto di riciclato o certificazioni volontarie di sostenibilità

I materiali isolanti DIASEN sono tutti conformi (no SVHC, no HCFC, no Pb, marcati CE, low/zero VOC) a seguito di rapporti di prova di laboratori accreditati, di certificazioni ed etichette indoor riconosciute. In parallelo le nostre pitture non contengono sostanze pericolose per l’ambiente.

Le soluzioni Diasen offrono, quindi, vantaggi strutturali, perché i nostri sistemi si prestano molto meglio a generare punteggi premianti rispetto a molte delle soluzioni tradizionali presenti sul mercato.

I cappotti tradizionali, ad esempio, possono rispettare i requisiti minimi CAM ma difficilmente attivano criteri premianti, perché contengono riciclato spesso limitato o standard, perchè le EPD spesso sono inesistenti, in quanto esiste una scarsa riciclabilità reale a fine vita e viene offerto un contributo debole a LCA migliorativi.

I sistemi Diasen invece utilizzano materiali derivati da materie prime rinnovabili, sono formulati con un contenuto significativo di materia riciclata o recuperata, offrono scelte progettuali che comportano l’impiego di materiali o componenti con migliori valori LCA, sono caratterizzati da valori di VOC molto inferiori ai limiti CAM che garantiscono una migliore qualità dell’aria interna.

  • In questo contesto va evidenziata la centralità dell’LCA (Life Cycle Assessment) e dell’EPD (Environmental Product Declarations) nelle soluzioni Diasen.

I prodotti Diasen sono formulati e certificati con un approccio basato sul Life Cycle Assessment (LCA), metodologia internazionale (ISO 14040/44) che valuta gli impatti ambientali lungo tutto il ciclo di vita: estrazione materie prime, produzione, trasporto, uso e fine vita.

Ogni famiglia di prodotto è, inoltre, supportata da EPD (Environmental Product Declarations) verificati, che forniscono dati ambientali completi, affidabili e comparabili. Tali dichiarazioni coprono tutte le fasi del ciclo di vita permettendo l’integrazione diretta nelle analisi LCA di progetto.

I prodotti Diasen rappresentano, insintesi, una soluzione più sostenibile e “premiante” rispetto a materiali tradizionali, grazie alla integrazione della LCA certificata e alla trasparenza dei dati ambientali.

In conclusione i sistemi Diasen non sono solo conformi, ma abilitanti per gare e progetti pubblici ad elevata complessità.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

Diasen ottiene 7 nuove FDES: un passo avanti per l’edilizia sostenibile in Francia

[vc_row type=”in_container” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overflow=”visible” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none”][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” desktop_text_alignment=”default” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid”][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]Diasen rafforza il proprio impegno per un’edilizia sostenibile ottenendo sette nuove FDES – Fiche de Déclaration Environnementale et Sanitaire per altrettante famiglie di prodotti. Un risultato importante, quello ottenuto il 16 ottobre 2025, che testimonia l’attenzione dell’azienda verso l’impatto ambientale e la salubrità dei materiali da costruzione, rispondendo con trasparenza ai più alti standard normativi europei.

Le FDES sono dichiarazioni ambientali e sanitarie obbligatorie in Francia per i materiali destinati agli edifici sostenibili. Redatte secondo la norma NF EN 15804 e il suo complemento nazionale, queste schede descrivono l’intero ciclo di vita dei prodotti, dalla provenienza delle materie prime allo smaltimento. A differenza delle EPD, la FDES è un requisito legale in Francia dal 2022 e fornisce informazioni dettagliate su:

  • Impatto ambientale e impronta di carbonio
  • Emissioni di VOC
  • Sicurezza e composizione chimica
  • Prestazioni sanitarie dei materiali

[/vc_column_text][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]É un traguardo chiave per i progettisti e per il mercato francese e con queste nuove certificazioni, Diasen riafferma la propria missione aziendale: sviluppare materiali innovativi, biocompatibili e ad alte prestazioni, capaci di migliorare il comfort e la qualità dell’ambiente costruito, lungo tutto il ciclo di vita dell’edificio. Un contributo concreto per un futuro più sano, efficiente e sostenibie.

L’ottenimento delle FDES consente a Diasen di supportare in modo ancora più efficace progettisti e professionisti nelle valutazioni LCA (Life Cycle Assessment), contribuendo al rispetto dei criteri previsti dalla normativa RE2020, il principale riferimento per l’edilizia sostenibile in Francia.[/vc_column_text][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]Le sette famiglie di prodotti certificate FDES

  1. Malte: Calce Storica, Thermo M10, Rebuild40 R4
  2. Intonaci di finitura: Argacem HP, Argatherm, Argatherm Acoustix, Argatherm Ultrafine
  3. Impermeabilizzanti: Acriflex Rapido, Acriflex X-Pro, Acriflex Fybro (A+B), Acriflex Pro, Oriplast Reflex, ORA Eco Antipioggia, Ultragum, Ultrabit, BKK Eco, WATstop (A+B+C)
  4. Finiture decorative: Decork Design, Decork Facade, Decork Alfareflex, Decorkrete, CWC Stop Condense, Acrilid Protect Coating, Plasterpaint Colorato, Limepaint, Argacem Colorato
  5. Intonaci – Gamma Diathonite: Diathonite Evolution, Acoustix, Acoustix +, Deumix +, Massetto, Thermactive.037, Sismactive
  6. Primer: Aquabond, D20, Vapostop, Color Primer, Grip Primer, SBS-Bond
  7. Rivestimenti a pavimento: Floorgum Paint, Aquafloor Eco (A+B)

E’ possible consultare le certificazioni direttamente sulla piattaforma ufficiale Inies.[/vc_column_text][image_with_animation image_url=”86749″ image_size=”full” max_width=”100%” max_width_mobile=”default” animation_type=”entrance” animation=”None” animation_movement_type=”transform_y” hover_animation=”none” alignment=”center” border_radius=”none” box_shadow=”none” image_loading=”default”][/vc_column][/vc_row]

Architettura Biofilica e Materiali Naturali: La Visione di Kengo Kuma tra Mediterraneo e Giappone

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“Penso che il Mediterraneo abbia una lunga storia di conversazioni con i materiali“.

Con queste parole, l’architetto giapponese Kengo Kuma ha aperto la sua riflessione sui legami profondi tra natura, materiali e architettura, condividendo una visione che intreccia due culture apparentemente distanti ma intimamente connesse: quella del bacino mediterraneo e quella giapponese. Un dialogo che va oltre la geografia per abbracciare una filosofia progettuale radicata nel territorio, nella sostenibilità e nel rispetto per l’ecosistema.

Mediterraneo e Giappone: Due Culture, un Unico Dialogo con i Materiali

La natura del Mediterraneo possiede caratteristiche uniche e una bellezza distintiva che si manifesta attraverso una straordinaria ricchezza materica. Il ferro, le pietre speciali, il calore del clima hanno generato nel tempo una diversità che l’architettura ha saputo interpretare e valorizzare, stabilendo un legame indissolubile con questa varietà naturale. L’architettura mediterranea è profondamente collegata a questa diversità, in un rapporto che si è consolidato attraverso i secoli.

Questa condizione trova un’eco sorprendente nel contesto giapponese. Sebbene il Giappone non sia un grande paese dal punto di vista territoriale, presenta una diversità naturale notevole: molteplici tipologie di alberi, pietre e risorse naturali hanno permesso agli architetti giapponesi di sviluppare una tradizione progettuale che lavora con questi materiali da generazioni. 

La convergenza tra le due culture risiede proprio in questo: i materiali e la vita delle persone sono profondamente collegati, sia nel Mediterraneo che in Giappone. Le condizioni sono sorprendentemente simili, creando una base comune per un’architettura che ascolta il territorio, rispetta le risorse locali e costruisce spazi in armonia con l’ambiente circostante.

 

La Biofilia come Fondamento della Pratica Progettuale 

Negli ultimi vent’anni, la biofilia è emersa come uno dei principali concetti della pratica architettonica di Kengo Kuma. Sebbene la sua preferenza personale rimanga il legno, l’approccio biofilico ha ampliato significativamente la comprensione dell’uso dei materiali, fornendo indicazioni preziose che vanno ben oltre la superficie. 

“La biofilia mi ha dato molte indicazioni sull’ecosistema totale dell’edificio“, sottolinea l’architetto. L’architettura biofilica non si limita infatti all’applicazione di materiali naturali sulle superfici per un effetto estetico. Il vero obiettivo è utilizzare i materiali naturali come parte dell’ecosistema, integrandoli in un sistema più ampio e complesso. 

Quando questa filosofia viene estesa all’intero edificio, la costruzione può diventare parte dell’ecosistema del paese stesso. Questo approccio sistemico rappresenta un cambio di paradigma fondamentale: i materiali naturali non sono semplici finiture decorative, ma elementi attivi che contribuiscono alla creazione di un ambiente vivo e in equilibrio. Portare questa idea a tutto l’edificio significa trasformare ogni progetto architettonico in un tassello di un sistema più ampio, capace di dialogare con il contesto naturale e sociale in cui si inserisce.

 

Sostenibilità: La Guida per Ogni Sistema dell’Edificio 

La sostenibilità guida certamente l’atmosfera naturale e calda degli spazi abitativi, ma secondo la visione di Kuma, il suo ruolo va molto oltre l’aspetto percettivo ed emotivo. La sostenibilità fornisce indicazioni fondamentali su tutto l’edificio: dalle condizioni ambientali al sistema di illuminazione naturale, dal sistema materiale a ogni componente dell’organismo edilizio. 

Ogni sistema dell’edificio è guidato dalla sostenibilità. Senza questa guida, sostiene l’architetto, non è più possibile procedere nel disegno architettonico. La sostenibilità non è quindi un valore aggiunto o un optional da considerare nelle fasi finali del progetto, ma la condizione necessaria e imprescindibile per fare architettura nel nostro tempo. È il filo conduttore che attraversa ogni scelta progettuale, dalla concezione iniziale alla realizzazione finale.

 

L’Acqua: Materiale ed Elemento del Ciclo Naturale 

Il ruolo dell’acqua nella riflessione progettuale di Kengo Kuma rappresenta un ulteriore esempio di come la natura possa essere integrata nell’architettura a molteplici livelli. L’acqua è parte della natura, parte del ciclo naturale, e i materiali utilizzati in architettura devono inserirsi in questo ciclo, seguendo la ruta dell’acqua stessa. 

Ma l’acqua non è solo un elemento da considerare nel sistema edilizio: in alcuni progetti, diventa essa stessa uno dei materiali principali. Nel museo di Nasu e nel museo di Brion-Vega in Portogallo, Kuma ha utilizzato l’acqua come materiale progettuale a pieno titolo. Questa scelta risponde a molteplici ragioni: l’acqua è esteticamente bellissima, ma soprattutto l’acqua moderna è parte del ciclo naturale, rappresentando un elemento di connessione profonda tra architettura e ambiente. 

In questo contesto, emerge con forza il tema del riciclaggio dei materiali, che rappresenta il ruolo più importante per gli architetti contemporanei. In un’epoca in cui le risorse naturali sono limitate e l’impatto ambientale delle costruzioni è sempre più evidente, ripensare i materiali in termini di cicli e flussi diventa una responsabilità etica oltre che progettuale. Ogni materiale deve essere considerato non come un elemento isolato, ma come parte di un sistema circolare più ampio.

 

Un Dialogo Tra Culture per l’Architettura del Futuro 

La riflessione di Kengo Kuma ci restituisce una visione dell’architettura profondamente radicata nella materia e nel territorio, ma al tempo stesso proiettata verso il futuro. Il dialogo tra la tradizione mediterranea e quella giapponese non è un esercizio accademico o una semplice comparazione stilistica, ma una necessità pratica per affrontare le sfide dell’abitare contemporaneo. 

Entrambe le culture hanno sviluppato nel corso dei secoli una sensibilità particolare verso i materiali naturali e il contesto ambientale. Questa eredità culturale rappresenta oggi una risorsa preziosa per ripensare il modo in cui progettiamo e costruiamo i nostri spazi di vita. L’architettura biofilica, l’uso consapevole dei materiali naturali, l’integrazione degli edifici negli ecosistemi locali non sono tendenze passeggere, ma risposte concrete alle esigenze di sostenibilità e benessere che caratterizzano il nostro tempo. 

La lezione che emerge dalla visione di Kuma è chiara: l’architettura deve tornare a essere parte di una conversazione più ampia con i materiali, con la natura, con i cicli naturali. Solo così può rispondere alle sfide contemporanee senza perdere la propria identità e il proprio legame con il territorio.

 

Diasen e la Cultura dei Materiali come Ecosistema 

L’approccio progettuale descritto da Kengo Kuma trova una naturale risonanza nella filosofia di Diasen, azienda B-Corp marchigiana specializzata in sistemi architettonici a base di sughero e materiali naturali. Come sottolineato dall’architetto giapponese, i materiali naturali non sono semplici superfici, ma elementi vivi capaci di creare ecosistemi edilizi sostenibili e in armonia con l’ambiente.  

In Diasen condividiamo questa visione, ponendo al centro della nostra ricerca il sughero come materiale biofilico per eccellenza: naturale, tattile, evolutivo, capace di combinare estetica, prestazioni tecniche e benessere abitativo. Il nostro impegno nel promuovere un’etica dei materiali e nel costruire una bellezza che dura nel tempo si allinea perfettamente con i principi espressi da Kuma: un’architettura che ascolta, che rispetta il contesto e che restituisce centralità all’uomo e alla natura. 

Attraverso la continua ricerca su materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi innovativi, Diasen accompagna progettisti e architetti nella creazione di edifici che non si limitano a costruire spazi, ma li rendono vivi, integrandoli con il paesaggio e migliorando il benessere delle persone. Il dialogo tra Mediterraneo e Giappone, tra tradizione e innovazione, tra materia e sostenibilità continua a offrire indicazioni preziose per progettare ambienti rigenerativi che migliorano concretamente la qualità della vita delle persone e dell’ambiente che abitiamo.

 

 

 

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DIASEN PORTA KENGO KUMA AL POLITECNICO DI MILANO

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Nell’incontro su Oriente e Mediterraneo organizzato da Diasen, il maestro giapponese dell’architettura contestuale invita a riscoprire il valore dei materiali naturali e dell’armonia tra uomo e ambiente

[/vc_column_text][vc_column_text css=”” text_direction=”default”]Milano, 8 ottobre 2025 – Diasen, ha ospitato Kengo Kuma, tra i più influenti architetti contemporanei, nell’incontro “Dimore e benessere: l’architettura, il design e l’abitare tra Mediterraneo e Giappone”, dedicato al rapporto tra architettura, design e cultura dell’abitare. L’evento, organizzato da Diasen in collaborazione con la Scuola del Design e Dipartimento di Design del Politecnico di Milano, si è tenuto il 6 ottobre presso la Scuola del Design del Politecnico di Milano – Campus Bovisa.

L’incontro è stato aperto dai saluti istituzionali della Rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto, della Preside Vicaria della Scuola del Design Anna Meroni e di Diego Mingarelli, CEO di Diasen, a cui sono seguiti gli interventi di Gian Pietro Simonetti, Responsabile Marketing & Comunicazione di Diasen e Giuliana Salmaso, titolare dello Studio Giuliana Salmaso.

La riflessione sul comfort abitativo, inteso come equilibrio tra forma, materiali e benessere, è stata al centro di una tavola rotonda che ha messo a confronto due tradizioni progettuali, quella mediterranea e quella giapponese, accomunate dall’armonia con il contesto, dall’uso di materiali naturali e dai principi biofilici, con la partecipazione di Kengo Kuma (Kengo Kuma & Associates), Diego Mingarelli (CEO Diasen), Francesco Zurlo (Preside della Scuola del Design), Andrea Campioli (Preside della Scuola di Architettura, Urbanistica e Ingegneria delle Costruzioni) e Gilda Bojardi (Direttrice della rivista Interni). Un approfondimento, moderato da Alessandro Cannavò, sul ruolo dei contesti fisici e delle forme architettoniche, che ha evidenziato come linee curve e materiali naturali possano creare spazi rigenerativi e migliorare la qualità della vita.

 “L’evento con Kengo Kuma è stato uno straordinario momento di riflessione sul rapporto tra Oriente e Mediterraneo in architettura. Una figura di grande generosità e spessore che ci ha permesso di rimettere al centro il tema dei materiali naturali e la loro trasformazione come nuovo orizzonte di ricerca e sperimentazione” ha dichiarato Diego Mingarelli, CEO di Diasen. “E’ stata l’occasione per focalizzare meglio la nostra ragion d’essere, il nostro ikigai aziendale: costruire una bellezza che dura, generare benessere e lasciare un segno di rigenerazione e di sostenibilità autentica.”

Kengo Kuma, maestro dell’architettura contestuale, ha tenuto una lecture “The Dwellings of Comfort: Biophilic Architecture from the Mediterranean to Japan” in cui ha condiviso, attraverso un racconto coinvolgente delle sue opere più emblematiche, la propria visione dell’architettura come gesto di ascolto, empatia e sottrazione, capace di restituire equilibrio tra uomo e ambiente.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row type=”full_width_background” full_screen_row_position=”middle” column_margin=”default” column_direction=”default” column_direction_tablet=”default” column_direction_phone=”default” scene_position=”center” top_padding=”2%” constrain_group_1=”yes” bottom_padding=”2%” left_padding_desktop=”50px” constrain_group_2=”yes” right_padding_desktop=”50px” left_padding_tablet=”35px” constrain_group_4=”yes” right_padding_tablet=”35px” left_padding_phone=”7px” constrain_group_6=”yes” right_padding_phone=”7px” text_color=”dark” text_align=”left” row_border_radius=”none” row_border_radius_applies=”bg” overflow=”visible” overlay_strength=”0.3″ gradient_direction=”left_to_right” shape_divider_position=”bottom” bg_image_animation=”none” gradient_type=”default” shape_type=””][vc_column column_padding=”no-extra-padding” column_padding_tablet=”inherit” column_padding_phone=”inherit” column_padding_position=”all” constrain_group_1=”yes” column_element_direction_desktop=”default” column_element_spacing=”default” centered_text=”true” desktop_text_alignment=”center” tablet_text_alignment=”default” phone_text_alignment=”default” background_color_opacity=”1″ background_hover_color_opacity=”1″ column_backdrop_filter=”none” column_shadow=”none” column_border_radius=”none” column_link_target=”_self” column_position=”default” gradient_direction=”left_to_right” overlay_strength=”0.3″ width=”1/1″ tablet_width_inherit=”default” animation_type=”default” bg_image_animation=”none” border_type=”simple” column_border_width=”none” column_border_style=”solid” column_padding_type=”default” gradient_type=”default”][vc_gallery css=”” type=”flickity_style” images=”85578,85586,85594,85602,85610,85618,85626,85634,85642,85650,85658,85666,85674,84661,84669,84685,84693,84677,84701,84709,84717,84725,84733,84741,84749,84765,84773,84781,84789,84797,84805,84813,84821,84829,84837,84845,84853,84861,84869,84878,84886,84894,84902,84910,84920,84928,84936,84757,84944,84952,84960,84968,84976,84985,84993,85001,85009,85017,85025,85033,85041,85049,85057,85065,85073,85081,85089,85097,85105,85113,85121,85129,85137,85145,85153,85161,85169,85177,85185,85193,85202,85210,85218,85226,85234,85242,85250,85258,85266,85274,85282,85290,85298,85306,85314,85322,85330,85338,85346,85354,85362,85370,85378,85386,85394,85402,85410,85418,85426,85434,85442,85450,85458,85466,85474,85482,85490,85498,85506,85514,85522,85530,85538,85546,85554,85562,85570″ flickity_spacing=”default” flickity_controls=”none” flickity_overflow=”hidden” flickity_wrap_around=”wrap” flickity_desktop_columns=”1″ flickity_small_desktop_columns=”1″ flickity_tablet_columns=”1″ flickity_phone_columns=”1″ flickity_box_shadow=”none” image_loading=”default” onclick=”link_image”][/vc_column][/vc_row]

Architettura Cooperativa e Sostenibilità Mediterranea: La Visione Trasformativa dello Studio Lacol

La crisi economica può diventare un’opportunità per ripensare radicalmente il modo di fare architettura. È questa la convinzione che emerge dalle parole degli architetti dello Studio Lacol, studio cooperativo di architettura fondato a Barcellona nel 2009 che si è affermato tra le realtà più innovative nel panorama europeo dell’architettura sociale e sostenibile.

Nato dall’unione di giovani professionisti, Studio Lacol ha saputo trasformare le difficoltà in opportunità per sviluppare una pratica architettonica alternativa, fondata su principi di sostenibilità ambientale, giustizia sociale e partecipazione comunitaria. In occasione dell’incontro con Diasen, gli architetti di Lacol hanno condiviso la loro esperienza professionale, raccontando una visione dell’abitare che va oltre la costruzione di spazi fisici, per diventare strumento di trasformazione sociale.

Dalla Crisi alla Consapevolezza: Un Nuovo Modo di Progettare

Il percorso dello Studio Lacol nasce da una riflessione profonda sul ruolo dell’architettura nella società contemporanea. Come raccontano gli stessi progettisti, la loro generazione ha vissuto il boom architettonico degli anni pre crisi, caratterizzato da progetti spettacolari e budget illimitati, per poi trovarsi a ripensare del tutto il proprio approccio professionale.

Questa trasformazione li ha spinti ad abbracciare un’architettura semplice, relativamente economica e sempre orientata a migliorare la vita delle persone. Per Studio Lacol, l’architettura non è solo elemento fisico o spazio fine a sé stesso, ma uno strumento per trasformare il modo in cui le persone abitano e si relazionano tra loro.

L’Esperienza delle Cooperative di Vivienda: Ripensare l’Abitare Collettivo

Da anni lo studio lavora principalmente nell’ambito del cohausing abitativo (cooperativas de vivienda), sviluppando un approccio globale che considera non solo gli aspetti costruttivi, ma anche le dinamiche sociali e relazionali. Ogni progetto nasce dalla riflessione su come si vivrà nell’edificio, quali spazi comuni potrà offrire e come favorire le relazioni tra gli abitanti.

Questo approccio ha portato Lacol a concepire l’architettura come una strumento di trasformazione sociale, capace di influenzare la qualità della vita delle persone attraverso scelte progettuali consapevoli. L’esperienza del quartiere in cui hanno cominciato a lavorare, il barrio Sants di Barcellona, ne ha influenzato profondamente la comprensione del mestiere, insegnando loro l’importanza di una visione ampia della sostenibilità.

Sostenibilità a 360 Gradi: Materiali, Energia e Società

Nella visione di Studio Lacol la sostenibilità non si limita agli aspetti materiali, ma abbraccia una visione olistica che comprende dimensioni sociali, economiche e relazionali. Come spiegano i progettisti, non è possibile risolvere la crisi climatica installando pannelli solari su tutti i tetti: è necessario un cambiamento radicale nello stile di vita, che l’architettura può favorire attraverso scelte progettuali appropriate.

L’approccio alla sostenibilità materiale privilegia prodotti di prossimità come calce, legno, terra e sughero, cercando di ridurre al minimo l’impatto ambientale e la distanza di trasporto. Tuttavia, lavorando principalmente nell’autocostruzione sociale, devono spesso bilanciare aspirazioni ecologiche e limitazioni economiche.

Il Sughero come Protagonista dell’Architettura Salubre

Tra i materiali naturali, il sughero occupa un posto speciale nella filosofia progettuale di Lacol. Come sottolineano gli architetti, questo materiale non offre solo ottime prestazioni termiche, ma si inserisce direttamente nell’architettura della salute, garantendo traspirabilità, gestione dell’umidità e benessere abitativo.

Il sughero incarna l’approccio dello studio ai materiali: è un derivato della biosfera, quindi recuperabile secondo i ritmi naturali, a differenza dei materiali di sintesi che richiedono ere geologiche per rigenerarsi. Inoltre, la sua presenza concentrata nell’area mediterranea permette di creare economie circolari a livello locale, riducendo la dipendenza da materiali provenienti da altre parti del mondo.

Architettura Mediterranea: Tradizione e Innovazione Climatica

La riflessione sull’architettura mediterranea emerge come elemento centrale nella visione di Lacol. Gli architetti sottolineano come il clima mediterraneo cambiando richieda nuove strategie progettuali. In questo contesto, è fondamentale sviluppare soluzioni pensate più per il caldo che per il freddo, valorizzando l’inerzia termica, la ventilazione naturale e il controllo dell’umidità.

Il Mediterraneo è da sempre un crocevia di influenze e culture, capace di integrare le migliori soluzioni da diverse tradizioni. Oggi, secondo Lacol, è necessario guardare al Mediterraneo per imparare a gestire il calore, che rappresenta la grande sfida climatica del futuro.

 

La Borda: Un Manifesto di Architettura Sostenibile

Il progetto che più rappresenta la filosofia di Lacol è La Borda, un edificio che ha ottenuto numerosi riconoscimenti dimostrando la possibilità di realizzare architetture a impatto ambientale quasi nullo.

L’edificio si sviluppa attorno a un patio centrale coperto da una serra, che funziona come spazio intermedio climatizzato naturalmente. In inverno, la serra cattura il calore solare mantenendo temperature superiori di 5-6 gradi rispetto all’esterno; in estate, protegge dal sole e dall’umidità marina, creando un microclima più confortevole.

Il progetto La Borda dimostra come l’architettura possa funzionare attraverso sistemi complessi ma semplificati, dove poche soluzioni risolvono problemi normativi e funzionali, senza ricorrere a sistemi tecnologici complessi che richiederebbero manutenzioni costose.

Verso un’Architettura dei Materiali Naturali

L’esperienza dello Studio Lacol dimostra come la scelta dei materiali rappresenti un atto di responsabilità progettuale che va oltre le performance. Ogni materiale, infatti, porta con sé una storia, un impatto ambientale e sociale che influenzano la qualità degli spazi abitativi.

Il percorso verso un’architettura più sostenibile passa dalla riscoperta di materiali naturali, capaci di creare quell’architettura della salute di cui parlano gli architetti di Lacol. In questo scenario, la ricerca e l’innovazione nel campo dei materiali biocompatibili diventano fondamentali per supportare progettisti e architetti nella realizzazione di edifici che rispettino sia l’ambiente che le persone che li abitano.

L’approccio di Diasen ai materiali si inserisce in questa visione, offrendo soluzioni tecniche che permettono di concretizzare gli ideali progettuali di studi come Lacol, dove sostenibilità, salute e bellezza architettonica convergono verso un futuro costruttivo più consapevole.

Architettura Bioclimatica e Materiali Naturali: il progetto consapevole secondo Alventosa Morell Arquitectes

“Progettare significa ciò che ha sempre significato ancestralmente: creare habitat per i suoi abitanti, affinché possano viverli e utilizzarli. Ma con l’attuale crisi ecologica, dobbiamo interrogarci sull’impatto che il nostro lavoro ha sul mondo, anche dal punto di vista climatico. Le costruzioni devono essere belle e funzionali, certo, ma dobbiamo andare molto oltre.” – Marc Alventosa Zaidin

Ripensare il ruolo dell’architettura significa oggi affrontare con responsabilità la crisi climatica, riducendo l’impatto ambientale del costruito e migliorando la qualità della vita delle persone. È su questi principi che si fonda il lavoro dello studio Alventosa Morell Arquitectes, protagonisti dell’evento Sguardi sulla Materia promosso da Diasen, dove hanno condiviso la loro visione su sostenibilità, progettazione bioclimatica e materiali naturali.

Oltre la funzionalità: progettare per il benessere e il clima

Secondo gli architetti, la missione dell’architettura resta la stessa di sempre: creare spazi abitativi che siano vissuti e utilizzati in modo confortevole. Ma oggi, in un contesto segnato dall’emergenza ambientale, progettare significa anche interrogarsi sull’impatto climatico delle proprie scelte. La qualità estetica e funzionale deve andare di pari passo con un approccio responsabile e bioclimatico, basato su strategie passive che riducono il fabbisogno energetico, migliorano la traspirabilità dell’involucro edilizio e impiegano materiali a basso impatto ambientale.

“Il cambiamento più significativo che abbiamo vissuto, dal periodo degli studi a oggi, riguarda proprio come ottenere il massimo beneficio per l’utente seguendo criteri di sostenibilità e riduzione dei gas serra. Questo rappresenta la grande trasformazione nel nostro modo di pensare e di lavorare.” – Xavier Morell Jané

Il pensiero dello studio si è evoluto nel tempo verso una pratica sempre più orientata alla sostenibilità. L’obiettivo è progettare edifici che offrano il massimo benessere abitativo, con il minimo consumo energetico, limitando le emissioni di CO₂ e valorizzando materiali naturali, locali e circolari.

Il Progetto Inca: un edificio di transizione tra passato e futuro

Un esempio concreto di questa filosofia è il progetto dei 54 appartamenti nZEB a Inca, Maiorca, sviluppato in collaborazione con Diasen. Inizialmente pensato come un intervento di riqualificazione, il progetto dei 54 appartamenti, di proprietà dell’IBAVI – l’ente delle Baleari che gestisce l’edilizia residenziale pubblica – è stato trasformato da un’architettura “estrattiva”, basata su materiali ad alto impatto, in un edificio che privilegia le risorse locali e soluzioni biocompatibili.

Il progetto si ispira alla cultura mediterranea, sottolineando la continuità tra spazi interni ed esterni, la convivialità e una forte connessione con il giardino e il clima. Un’ampia copertura piana in legno e cellulosa protegge uno spazio in cui struttura, involucro e distribuzione sono concepiti come un sistema coerente, essenziale e altamente efficiente.

Il risultato è un edificio che ha dimezzato le emissioni di CO₂ grazie all’uso di ceramiche locali e materiali isolanti naturali forniti da Diasen, scelti per risolvere i ponti termici secondo un approccio circolare, ecologico e traspirante. La finitura finale in intonaco a base di calce è diventata un elemento distintivo del progetto, apprezzata sia per il suo valore estetico sia per come si armonizza con materiali come ferro e ceramica.

Essenzialità dei Materiali: Una Scelta Etica ed Estetica

Ogni nuovo progetto dello studio nasce da un’attenta riflessione sulla struttura e sul comportamento termico dell’edificio. In contesti dove il clima estivo è sempre più estremo, come in alcune aree della Catalogna, la massa termica diventa essenziale per garantire stabilità delle temperature interne. È il caso di una recente realizzazione dello studio a Matadepera, dove l’involucro strutturale massivo regola naturalmente la temperatura interna e sfrutta la captazione solare per massimizzare il comfort.

Anche in queste abitazioni, il principio guida resta la riduzione all’essenziale: utilizzare solo i materiali necessari, con un’attenzione particolare alla loro provenienza e funzione. Le finiture, le coperture e i pavimenti sono concepiti come strati minimi e funzionali, senza sovraccarichi né sovrastrutture, in un equilibrio perfetto tra estetica, sostenibilità e performance.

Verso un’Architettura Responsabile con Diasen

La visione di Alventosa Morell Arquitectes si inserisce in una corrente di pensiero che ridefinisce l’architettura come atto responsabile, radicato nel territorio e attento alle risorse. In questo contesto, Diasen si conferma partner ideale per chi cerca soluzioni sostenibili, naturali e ad alte prestazioni.

Attraverso la continua ricerca su materiali ecocompatibili e sistemi costruttivi innovativi, Diasen accompagna progettisti e architetti nella creazione di edifici che rispettano l’ambiente e migliorano il benessere delle persone.

ANESIS CONQUISTA MDW2025

Un’opera manifesto alla Galleria Rossana Orlandi

Alla recente Milano Design Week 2025, Diasen ha presentato ANESIS – Natura, Benessere, CorkPhilia, un’installazione progettata da Giuliana Salmaso e ospitata nel cortile della prestigiosa Galleria Rossana Orlandi. Un’esperienza di grande impatto quella che l’azienda marchigiana guidata da Diego Mingarelli ha donato a esperti, curiosi e visitatori; un’opera suggestiva fondata su una visione rigenerativa dell’abitare e su un approccio sensoriale, estetico e scientifico al design architettonico. ANESIS spicca come un’architettura monolitica di forma biomorfica, interamente rivestita in Diathonite, la biomalta firmata Diasen e composta da sughero, calce e pietra pomice. Un materiale che incuriosisce e cattura per la sua morbidezza tattile e per le suggestioni visive, incarnando i valori della sostenibilità, della bellezza e del comfort. L’installazione ha guidato i visitatori in un percorso dal caos alla calma, attraverso spazi ispirati alle grotte paleolitiche e ai simbolismi architettonici e classici del Pantheon. ANESIS ha rappresentato una pietra miliare per Diasen: un’opera manifesto che segna un punto di svolta nel modo di intendere la progettazione biofilica. Per questo il lascito dell’installazione non si esaurisce nell’evento milanese, ma diventa il punto di partenza per una narrazione e una sperimentazione destinate a proseguire e a ispirare il futuro dell’architettura naturale.

Ripensare l’Architettura in chiave Sostenibile: la Visione di Steven Holl

Luce, Materiali e Spazio: l’Architettura come Sistema Rigenerativo

La relazione tra architettura, luce e materiali non è solo tecnica, ma profondamente intrecciata con la nostra percezione dello spazio e del benessere abitativo. Oggi progettare non significa solo rispondere a esigenze funzionali, ma creare un sistema in cui luce naturale, matericità e sostenibilità si intrecciano per dar vita ad ambienti armonici, capaci di migliorare la qualità della vita e dialogare con il contesto.

Questo approccio è stato il fulcro dell’intervento di Steven Holl durante Sguardi sulla Materia, evento promosso da Diasen lo scorso 27 giugno presso l’Acquario Romano. L’architetto evidenzia la necessità di superare un’architettura puramente funzionale per abbracciare un sistema rigenerativo, in cui sostenibilità, identità materica e innovazione tecnologica coesistono per un futuro più consapevole.

Luce Naturale: Il Primo Strumento del Progettista

Secondo la visione di Steven Holl, la luce naturale non è un elemento decorativo, ma il fondamento della progettazione. Fin dalle prime fasi di disegno, essa determina volumi, superfici e materiali, influenzando profondamente l’esperienza degli spazi.

Ispirandosi alla filosofia giapponese del Wabi-Sabi, che celebra la bellezza dell’imperfezione, l’architetto evidenzia come la luce plasmi le superfici e amplifichi la percezione sensoriale dei materiali naturali. Un esempio iconico è il Cimitero di Brionvega di Carlo Scarpa, dove il materiale, esposto alla luce e agli agenti atmosferici, evolve nel tempo, acquisendo una patina unica. Questo dimostra che una progettazione consapevole della luce trasforma gli edifici in organismi vivi e in continuo dialogo con l’ambiente circostante.

Materiali Naturali: L’Essenza del Comfort Abitativo

La scelta dei materiali è un atto di responsabilità progettuale. Holl privilegia materiali che dialogano con il tempo e il contesto, evitando soluzioni sintetiche. L’architettura sostenibile passa attraverso la riscoperta di materiali come il sughero, l’argilla e le finiture naturali, in grado di ridurre l’impatto ambientale e migliorare il comfort abitativo.

Oltre alla funzione estetica, i materiali devono raccontare una storia. Recuperare l’identità materica permette di creare un ponte tra passato e futuro, valorizzando il patrimonio edilizio esistente con nuove interpretazioni. In un’epoca in cui il recupero e la rigenerazione sono fondamentali, preservare il costruito diventa una strategia chiave per un’architettura sostenibile e rispettosa della storia.

Innovazione e Sostenibilità: Verso un’architettura Carbon Zero

Oggi, la sfida dell’architettura non è solo costruire, ma progettare con responsabilità. Il futuro dell’edilizia si orienta verso edifici carbon zero, capaci di integrare energie rinnovabili e ridurre l’impatto ambientale attraverso innovazioni tecnologiche come l’utilizzo di materiali naturali.

Ma c’è un’altra dimensione da considerare: il ruolo sociale dell’architettura. Creare spazi inclusivi, che favoriscano la condivisione e il benessere collettivo, è tanto importante quanto la sostenibilità ambientale. Come sostiene Holl, l’architettura – proprio come la poesia e la musica – deve contrastare l’entropia del mondo moderno, offrendo luoghi di bellezza e armonia.

Sostenibilità e Design: il Futuro dell’Architettura secondo Diasen

Le riflessioni di Steven Holl si allineano perfettamente alla visione Diasen, da sempre impegnata nel promuovere una bioedilizia innovativa e un’architettura rispettosa dell’ambiente.

Noi di Diasen crediamo in un’architettura che non si limita a costruire spazi, ma li rende vivi, integrandoli con il paesaggio e migliorando il benessere delle persone. Attraverso l’utilizzo di biomalte, finiture naturali e soluzioni che uniscono estetica e performance, portiamo avanti un impegno concreto per una progettazione rigenerativa e responsabile. L’architettura del futuro non può prescindere da un approccio olistico, in cui luce, materia e innovazione tecnologica si fondono per generare ambienti confortevoli e sostenibili. Progettare significa assumersi la responsabilità di costruire un mondo migliore, capace di rispondere alle esigenze del presente senza compromettere le risorse delle generazioni future. Diasen abbraccia questa sfida, affiancando architetti e progettisti nella creazione di ambienti innovativi e sostenibili.